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  Ciò che l’occhio non vede, ma tramite cui l’occhio può vedere.
Conosci questo se vuoi essere Brahman, l’Eterno, e non ciò che la gente qui adora.
Ciò che l’orecchio non sente, ma tramite cui l’orecchio può sentire.
Conosci questo se vuoi essere Brahman, l’Eterno, e non ciò che la gente qui adora.
Ciò che la mente non pensa, ma tramite cui la mente può pensare.
Conosci questo se vuoi essere Brahman, l’Eterno, e non ciò che la gente qui adora.
 
 
Kena Upanishad
 

Ayurveda, l’ancestrale Scienza della Vita

 

 

dhanvantari

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Il termine Ayurveda deriva dalle parole sanscrite Ayus (“Vita”) e Veda (“Conoscenza”), e significa pertanto “Conoscenza della Vita”. In India essa è intesa come una conoscenza intesa non soltanto a livello razionale o nozionistico, ma che coinvolge la totalità dell’essere umano nelle sue tre parti: fisica, mentale e spirituale.
La medicina ayurvedica tra origine dai Veda, considerati dagli studiosi fra i più antichi testi creati dall’umanità, espressione della conoscenza e delle pratiche religiose e mediche delle popolazioni indoeuropee che invasero il subcontinente indiano oltre 2000 anni prima di Cristo.
L’Ayurveda è la scienza della vita, perciò per saperne di più è necessario conoscere cosa sia la vita. Ecco perché, dal punto di vista di un’interpretazione occidentale, la scienza ayurvedica autentica non può essere disgiunta da assiomi fondanti di carattere spirituale o quantomeno filosofico.

Secondo l’Ayurveda, la vita è una combinazione di corpo, mente, anima e sensi. Perciò è chiaro da questa definizione del concetto di ‘vita’ che l’Ayurveda non si limita soltanto al corpo o ai sintomi fisici in esso riscontrabili, ma dà anche una conoscenza integrale della salute mentale, spirituale e sociale. Nella società occidentale moderna, l’istruzione, la cultura e i mezzi di comunicazione di massa parlano esprimono tutti il dogma del materialismo. Ma se le cose sono realmente così, come mai la scienza razionale occidentale non è stata in grado di renderci tutti felici in modo permanente? Ovunque nel mondo globalizzato vi sono tensione, paura, angoscia, confusione mentale, mancanza di senso di identità, incertezza nei confronti del presente e del futuro. Non è necessario citare i tremendi eventi degli ultimi anni per rendersene conto.
E per quale motivo la medicina dominante, quella medicina allopatica nata non più di mezzo millennio fa, non soltanto non è in grado di dirci
cosa è la vita, di penetrare il suo Mistero, ma nemmeno riesce a debellare malattie come il cancro o il diabete? Anzi, assistiamo sempre più all’insorgere di nuove malattie. Non solo l’AIDS e la SARS, ma anche lo spaventoso aumento delle allergie e delle intolleranze alimentari, ai pollini, a determinate piante, e così via. La realtà è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere.

Lasciando da parte considerazioni più ampie e limitandoci a prendere in esame la salute dell’uomo, possiamo affermare che la causa di tutto questo consiste nel fatto che l’uomo occidentale ha reciso i propri legami non solo con la Natura, ma anche con la propria identità e le proprie radici, cioè coi propri Antenati. Inoltre, il nostro corpo non viene nutrito in modo adeguato. Nonostante infatti la grandissima abbondanza di cibo disponibile in Occidente abbia debellato da alcuni decenni lo spettro della fame, esso è spesso impregnato di sostanze chimiche (conservanti, aromi artificiali, per non parlare dello spettro degli OGM) e viene preparato senza alcun rispetto per la sua natura e composizione, finendo per consumarlo senza criterio alcuno, in quantità e modi eccessivi. Come altro si spiegherebbe allora il grandissimo e crescente successo dell’alimentazione biologica e biodinamica, nonché delle medicine ‘alternative’ e ‘complementari’?
L’Ayurveda è un sistema completo di mantenimento e di ripristino della salute, che enfatizza il rapporto tra corpo, mente e anima. Considerato il sistema di medicina tradizionale dell’India, esso può vantare di essere una Scienza nel senso che si tratta di un sistema completo, una scienza olistica della salute e della longevità, una filosofia di guarigione della persona nella sua interezza. Gli storici non sono in grado di indicare con esattezza la data di nascita dell’Ayurveda, ma la maggior parte concordano che i primi testi ayurvedici classici siano stati scritti in India in un periodo compreso tra 3.500 e 5.000 anni fa, essi stessi trascrizioni di tradizioni orali ancora più antiche. Si può quindi ben dire che l’Ayurveda è la medicina più antica del mondo.
Nell’India antica, medicina e scienza dello spirito non erano separate. Ne consegue che gli aspetti spirituali e filosofici hanno fortemente influenzato il pensiero ayurvedico sin dalla sua nascita, se mai ve ne è stata una.

Diversi aspetti dell’Ayurveda sono assolutamente unici, e nonostante la sua profonda antichità (o forse proprio grazie a questa), ne fanno un sistema di medicina estremamente adatto all’uomo moderno. L’Ayurveda offre infatti punti di riferimento per gestire le decisioni relative alla terapia che sono specifici caso per caso. La teoria e la pratica ayurvediche sono estremamente utili per analizzare la costituzione individuale di ciascun singolo paziente, e nel comprendere le variazioni nella manifestazione delle diverse patologie. La scienza ayurvedica può essere usata per plasmare modelli di lavoro adatti allo stato unico di ciascun paziente, nonché per proiettare una visione o un obiettivo per la sua intera persona, dal corpo all’anima.
Con la sua enfasi sulla prevenzione, caratteristica questa propria a tutte le medicine naturali, l’Ayurveda offre inoltre consigli specifici per ciascun individuo per quanto riguarda regime di vita, dieta, esercizio fisico, terapia con le erbe e anche pratiche spirituali per ripristinare, ricostituire, fortificare ed equilibrare il corpo, la mente e l’anima. Nel far ciò, la scienza della vita si ricollega e si integra alla perfezione con altre scienze dello spirito indiane, tra cui ad esempio lo Yoga e il Vastu (il "Feng Shui Indiano").

L’Ayurveda vede una forte correlazione tra corpo e mente, e la comprensione che ogni individuo è unico e irripetibile gli permette di spiegare come mai ogni persona reagisca in modo diverso alle terapie. Da ultimo, ma non meno importante, l’enorme quantità di materiale scritto in cinque millenni di storia offre un serbatoio inimmaginabile di informazioni e di esperienza per gli studiosi e i praticanti di questa medicina. Si pensi che gran parte di questo materiale non è nemmeno stato tradotto in lingua inglese per comprendere la potenzialità dell’Ayurveda nei secoli a venire. Si tratta realmente della scienza medica del presente e del futuro.
Il motivo principale che spinge a intraprendere lo studio e la pratica dell’Ayurveda o più semplicemente a integrare la pratica ayurvedica nel proprio percorso umano deve comunque essere di natura spirituale per poter comprendere appieno quanto questa disciplina abbia da offrire.
Nel mio caso personale, partendo da un iniziale interesse durante l’infanzia per il mondo delle tribù dei nativi americani, ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sulla Danza del Sole dei Lakota, poi pubblicata da Xenia. In seguito, a partire dal 1997, ho lavorato e con uomini-medicina tradizionali del Nord America nel corso di sessioni terapeutiche e cerimonie. Potrà forse sembrare strano, ma il lavoro di crescita interiore di anni di pratica spirituale e cerimoniale con i nativi d’America mi ha portato infine a interessarmi sempre più intensamente agli antichi popoli europei, nostri diretti antenati, e in particolar modo ai Celti. Non potevo infatti più ignorare il fatto che Madre Terra è sacra in ogni luogo, anche e soprattutto nel luogo dove siamo nati e cresciuti. Sentivo pertanto che mio compito era di ricercare e riportare in vita il più possibile delle pratiche spirituali e medicinali dei nostri antenati, anche con l’ausilio di quanto possiamo apprendere con il massimo rispetto da altre culture tribali viventi, prima fra tutte quella dei Nativi d’America. I Celti sono stati infatti, in ordine di tempo, l’ultima cultura tribale a camminare sulla terra d’Europa.

Purtroppo oggi non rimane molto della cultura celtica antica a livello di attestazioni scritte (i Druidi celti, al pari dei Bramini, trasmettevano infatti la propria conoscenza esclusivamente da maestro ad allievo e a livello orale); anzi, fatta eccezione per frammenti vari, per le culture celtiche tuttora viventi di Irlanda, Bretagna, Scozia e Galles e per le testimonianze degli autori classici, è quasi tutto andato perduto. Le ricerche filologiche e antropologiche hanno però dimostrato da oltre un secolo che gli antichi popoli che a partire dalle steppe dell’Asia centrale invasero l’Europa, la zona dell’Iran e l’India oltre 3500 anni fa avevano un’origine comune. Per questo sono definiti Indoeuropei.
Comparando vari elementi culturali, ma anche del culto (ad es. la pratica del bullain irlandese e il lingam shivaita), è strabiliante la somiglianza e talvolta la totale coincidenza di pratiche religiose, termini linguistici, credenze e organizzazione sociale dei Celti e dell’India vedica (*).

L’Ayurveda è la branchia medica dell’antica conoscenza indiana. Man mano che lo si approfondisce, si realizzano gli innumerevoli collegamenti incrociati tra le varie parti dei libri, delle pratiche e degli insegnamenti, e appare di fronte una sorta di mondo tridimensionale dalle mille sfumature e sfaccettature, che automaticamente non si può fare a meno di paragonare dentro di sé alla mera bidimensionalità di ogni insegnamento di tipo occidentale: nozionistico, mnemonico, esprimibile sulle due dimensioni del foglio stampato. L’Ayurveda è ben altro e ben oltre: proprio per questo non può essere ridotto a un libro, a un foglio di carta, a un sito web. Come tutte le grandi tradizioni spirituali, deve essere appreso per via orale o preminentemente orale dal Maestro, e quindi elaborato e rielaborato più e più volte dall’allievo nella sua pratica quotidiana – prima di tutto con se stesso e con la propria famiglia, e poi con il lavoro e il mondo che lo circonda. Oggi, lo studio e la pratica dell’Ayurveda sono per chi scrive anche un modo per riscoprire conoscenze che in Europa sono andate in larga parte perdute, e in ultima analisi di attualizzare la sapienza dei nostri antenati per poter aiutare le persone di oggi in modo naturale, sano e soprattutto spirituale.

Integrare l’Ayurveda nella vita quotidiana

Il pregio della millenaria scienza ayurvedica sta nel fatto che essa può essere integrata con successo nella vita di tutti i giorni, anche e soprattutto dall’uomo moderno.
Lo Yoga e la meditazione sono compagni indispensabili della scienza ayurvedica. Queste discipline sono una Via spirituale, e non un mero esercizio di ginnastica, come riduttivamente vengono talvolta interpretate in Occidente.
L’ego segue l’illusione di essere separato dal Purusha, l’Origine Divina; tocca allora all’Anima o Essenza rendersi conto che il corpo e la mente non sono altro che manifestazioni che permettono al Purusha di esprimersi – poiché, senza il corpo e la mente, l’Anima non potrebbe manifestarsi in questo mondo. Essi non sono altro che strumenti del Purusha! Il problema sorge quando ci identifichiamo con essi, negando la realtà. Sarebbe come se un meccanico si identificasse con la propria chiave inglese o il cacciavite, pensasse di essere un cacciavite…

Cenni di Psicologia ayurvedica (Manovidya)

Secondo la filosofia ayurvedica e in generale per quella indiana, la prima causa di tutti i problemi della vita risiede nella mente e nei desideri che questo continuamente produce. La soluzione risiede quindi nel distacco, nella non-identificazione con la mente, superando così la sofferenza che questa per sua natura genera.
La psicologia ayurvedica si definisce Manovidya (mano = mente; vidya = conoscenza). Secondo questa disciplina, la mente può essere in difetto (Anavam, condizione da cui ad esempio deriva la depressione) oppure in eccesso (Anmada o Tanmada, da cui si hanno schizofrenia, ansia, angoscia).
La definizione di “ego” è invece indicata dal termine sanscrito Ahamcara. Ogni malattia è in realtà causata dall’ego o dall’ignoranza (cioè errore dell’intelletto, Pradnia paradh). La mente funziona compiendo tre azioni distinte: Dhi (percepire), Druti (comprendere, capire) e Smruti (memorizzare). Queste tre azioni possono essere equiparate nell’ordine ai tre guna: Tamas, Rajas e Satva. Essa ha la capacità di percepire coi sensi oppure distaccarsi da essi, o ancora di usarli ma non percepire (ipnosi). Fra le sue responsabilità vi sono capire e comprendere in modo logico, programmare, organizzare, stabilire collegamenti, comparare e discutere.
Attraverso la mente si manifesta e si esprime l’ego (i tre Guna: Tamas, Rajas, Sattva). La mente viaggia sempre con l’anima nel passato, nel presente e nel futuro. Può essere vuota/piena, gioiosa/sofferente, razionale/fantasiosa, calma/agitata, forte/vulnerabile, veloce/lenta, leggera/pesante, distaccata/attaccata, adattabile/rigida, malata/sana.

[Programmi di Panchakarma] [Corsi e seminari di Ayurveda] [Clinica ayurvedica "Shasi Clinic" in India]


(*) Per un raffronto tra la pratica sacra del Lingam shivaita e quella del Bullain irlandese, vedi Bennet, Paul, Cup-and-Ring Art. Its Folklore, Myths, and the Shamanic Perspective, in “The Old Stones of Elmet”. Fylfot Books.
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