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Com’è certamente
accaduto anche a molti, il mio primo incontro col metodo delle
Costellazioni familiari è stato una vera e propria folgorazione,
che ha coinvolto e sconvolto tutti i livelli del mio essere. |
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Sin da bambino sono
stato affascinato dalle culture tribali del mondo, e in particolare
da quelle dei popoli nativi del Nord America. Una volta all’università,
mi sono laureato con una tesi sperimentale sulla Danza del Sole
dei Lakota, una delle cerimonie più importanti di questo
popolo; l’anno seguente la mia tesi è divenuta il
primo volume di una collana sui Nativi Americani (denominata “Uomini
Rossi”) da me diretta per Xenia Edizioni di Milano, che
nel tempo è andata ad aggiungersi a numerose traduzioni
di altre opere tra cui, ad esempio, l’edizione integrale
dei testi dell’uomo sacro lakota Alce Nero. Diversi viaggi
negli Stati Uniti e in Canada mi hanno dato l’opportunità
di incontrare uomini e donne di medicina appartenenti a varie
nazioni tribali, organizzando quindi tour europei di vari gruppi
di danza tradizionale sacra e profana (Blackfoot, Tsuu T’ina,
Cree, Apache). Ma soprattutto ho potuto collaborare da una decina d’anni a questa parte con rappresentanti di spicco della tradizione religiosa nativa, tra cui il leader spirituale Tsuu t’ina Bruce Starlight (Alberta, Canada) e l’uomo-medicina navajo Francis Mitchell (New Mexico, USA), i quali mi hanno adottato in maniera tradizionale all’interno delle loro famiglie. Da una conoscenza sui libri sono perciò passato a una conoscenza “full immersion” nelle culture native con le loro contraddizioni e la loro bellezza terribile, un processo che ha coinvolto il corpo e il cuore. Operando sia come assistente che come interprete e mediatore culturale nelle sessioni individuali e in cerimonie come la “Capanna del Sudore”, la “cerimonia della Pipa” e la cerimonia di benedizione navajo “Blessingway”, ho avuto l’opportunità di fare |
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| esperienza diretta e di praticare vari aspetti dello sciamanismo nordamericano e di altri popoli tribali del mondo (il termine “sciamano” è in realtà di origine siberiana, e viene oggi usato dagli antropologi per definire il ruolo degli specialisti del sacro nelle società tribali, anche se molto diverse fra loro; i Nativi del Nord America preferiscono il termine medicine man o medicine woman). | |
Per più di dieci anni ho praticato cerimonie
e rituali, verificando col corpo, la mente e l’anima l’approccio
dei Nativi alle tematiche universali della vita, come le fasi di passaggio
- nascita, pubertà, matrimonio e morte -, la scomparsa di una
persona cara, la gestione delle emozioni, riconoscere dentro il proprio
corpo i cicli del mondo naturale, fare offerte agli Antenati e agli
Spiriti della natura, aprirsi al mondo dei sogni e alle possibilità
che offre.
Proprio le Costellazioni per me rappresentano il ritorno di una saggezza
antica, di un qualcosa di dimenticato per secoli nella cultura occidentale
ufficiale, e sopravvissuto per secoli soltanto a livello sotterraneo.
Credo che in un certo senso si parli troppo poco dell’apporto
dell’incontro con la cultura zulu nella creazione del metodo delle
Costellazioni da parte di Bert Hellinger; un apporto che probabilmente
è fra i più importanti.
Alcuni autorevoli esponenti della comunità
scientifica, come ad esempio lo studioso dei sistemi Ervin Laszlo, presidente
del Club di Budapest e autore del libro di prossima uscita “Il
punto del caos” (Urra-Apogeo), da me curato e tradotto, sottolineano
come “l'evoluzione della coscienza planetaria [collettiva] sia
il nuovo imperativo per la sopravvivenza umana su questo pianeta”.
Avanguardie intellettuali come quelle incarnate da Rupert Sheldrake,
Bert Hellinger ed Ervin Laszlo stanno arrivando a definire una più
che mai necessaria sintesi tra il pensiero orientale e quello occidentale,
auspicata fra gli altri anche da maestri spirituali come Paramahansa
Yogananda e Osho. Lo stesso Bert Hellinger parla da anni di lavorare
con l’“Anima” delle persone (che rivoluzione per uno
psicanalista!), arrivando addirittura a citare gli annali dell’Akasha
della tradizione induista (i “registri cosmici” dove sono
archiviate le memorie di tutte le vite) per comprendere il funzionamento
delle Costellazioni.
Ci sono poi allievi diretti di Hellinger, come la tedesca Sneh Victoria
Schnabel, che hanno adottato un approccio rituale alle Costellazioni
sistemiche, in cui inseriscono per l’appunto rituali sciamanici
come strumento per definire e risolvere rapporti tra persone che necessitano
chiarezza, oppure rituali di passaggio per demarcare e celebrare i momenti
di transizione della vita umana (nascita, pubertà, matrimonio,
morte di una persona cara...).
In quest’ottica si inserisce il contributo personale e il metodo
di lavoro di chi scrive all’approccio delle Costellazioni sistemiche.
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Ad un certo punto
della vita mi sono infatti reso conto che, nel corso degli anni,
ero “andato a scuola” per poter poi rielaborare tutto
il patrimonio di pratica e conoscenza e offrirlo in un modo nuovo.
Le Costellazioni familiari mi hanno offerto la possibilità
di esprimere ciò che da tempo avevo nel cuore e nella mente,
e di farlo col corpo e con la voce. Dopo aver appreso le tecniche di base delle Costellazioni e dopo un periodo d’applicazione “ortodossa” del metodo, ho perciò iniziato a fonderlo e integrarlo con rituali e cerimonie delle culture tribali nordamericane, nonché concetti e comprensioni profonde delle culture tribali un tempo presenti anche in Europa, poi soppresse o dimenticate nel corso della storia. Una di queste cerimonie è la Capanna del Sudore, un rituale di purificazione psicofisica delle culture tribali |
| americane che trova corrispondenze nella sauna finlandese (un tempo detta Savusauna, anch’essa rituale di guarigione), nelle Sweathouse utilizzate in Irlanda fino al XIX secolo, ma anche nelle Termae degli antichi Romani e nelle pratiche (sciamaniche e non) dei popoli della Siberia, del Sudafrica, del Giappone, tanto per citarne alcuni. | |
I Nativi del Nord e del Sud America
utilizzano la Capanna del Sudore in forme diverse a secondo dell’area
geografica di appartenenza, spesso come purificazione prima di
altre cerimonie oppure come cerimonia a sé. Nella forma
oggi più diffusa, che è quella dei popoli delle
praterie come Lakota e Blackfoot, essa è costituita da
una bassa capanna circolare a forma cupola con una struttura formata
da dodici o sedici alberelli di salice tagliati ritualmente e
ripiantati, ricoperti con teli e coperte. All’esterno si
scaldano alcune decine di pietre in un fuoco sacro, fino a farle
diventare roventi. Queste vengono poi portate all’interno
della capanna e posizionate a vari intervalli in una buca centrale,
con i partecipanti disposti lungo il perimetro. |
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| La capanna viene
quindi chiusa, creando buio totale. Si procede quindi a offrire
acqua alle pietre, dette anche Antenati o Grandfathers (“Nonni”),
creando così un vapore caldo che riempie ogni spazio. La
situazione di riproduzione del caldo, umido e buio del ventre
materno, il contatto con la Madre Terra, i canti e le preghiere
favoriscono il superamento del livello mentale, verso una maggiore
consapevolezza del proprio corpo e un abbandono di paure, ansie,
condizionamenti, identificazioni mentali. L’esperienza maturata
nel corso di oltre un anno di pratica abbinata Capanna del Sudore-Costellazioni
presso il Villaggio Verde di Cavallirio (NO), ha dimostrato che
proporre una Capanna del Sudore il giorno precedente un seminario
di Costellazioni familiari può contribuire in modo significativo
ad aiutare i partecipanti a entrare in contatto con la propria
anima, maturando la comparsa di un tema più profondo; anzi,
il processo di consapevolezza comincia spesso già nella
Capanna, dove le persone sono disposte a cerchio così come
avviene nell’interpretazione che delle Costellazioni dà
ad esempio una delle capostipiti dell’approccio “spirituale”,
Victoria Sneh Schnabel. Importante resta il fatto che la Capanna del Sudore, oggi di moda come altre cerimonie delle culture native, è uno strumento potente e proprio per questo pericoloso se eseguito senza un’esperienza adeguata e soprattutto senza che sia stata tramandato in maniera tradizionale da un anziano o una persona di medicina. I canti e le preghiere sono ad esempio molto importanti, e di norma non vengono mai trascritti; devono invece essere imparati non tanto a memoria, quanto inglobati nel proprio corpo, nella propria aura. |
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| È questa una caratteristica
di tutti i popoli tribali, che per la trasmissione della conoscenza
sacra hanno sempre optato per la parola orale rispetto a quella
scritta: gli stessi Druidi, i sacerdoti dei Celti, non usavano
l’alfabeto romano, greco o nord-etrusco se non per le transazioni
commerciali, rifiutandosi di cristallizzare nel tempo conoscenze
inesprimibili a parole, atto che le avrebbe rese passibili di
interpretazioni mentali e quindi fuorvianti. |
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L’esperienza
nata dalla frequentazione delle culture native d’America
mi ha nel tempo portato a interessarmi alle culture tribali dei
nostri antenati europei e a ciò che ne rimane, scavando
nel folklore e nei miti della cultura celtica, oggi protagonista
di un grande revival in Irlanda, Scozia, Galles e Bretagna, ma
anche e soprattutto in Italia. I Celti ci vengono incontro dal
passato tendendoci la mano, poiché essi rappresentano una
parte significativa dell'inconscio collettivo dell'Europa,una
delle più creative e ricche di forza immaginativa della
nostra eredità comune, nata nelle foreste e nelle valli
dell’Europa centrale e alpina, |
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lontano dai vivaci porti mediterranei, culla della classicità greca e romana. Quella parte che, schiacciata militarmente, ha saputo reinventarsi e riemergere a più riprese nel corso della storia andando a costituire il nucleo culturale del movimento dei Catari, influenzando i Templari e dando forma a quel tesoro d’idee e simboli che è il Ciclo di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda – per poi dare vita al fenomeno odierno della musica celtica. |
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È sotto gli occhi di chiunque
voglia vedere il fatto incontrovertibile che gli esseri umani
stanno sempre più impazzendo a forza di abusare di sé
e del mondo, e che si stanno tirando addosso la reazione di Gaia,
il sistema-Terra. Interpretandole secondo ciò che conosciamo
del mondo spirituale celtico, le Costellazioni familiari costituiscono
una delle risposte che l’Altromondo ha inviato al genere
umano perché si guarisca da sé; e ciò è
avvenuto non in un paese pienamente collegato con le proprie radici,
ma in Germania, in Europa, proprio nel centro della cosiddetta
"civiltà occidentale", che sembra assomigliare
oggi, al contrario, all'epicentro di un disastro spirituale. |
Dal caotico buio seminale dell’inconscio
scaturisce la luce: un’immagine tanto cara alla cultura
dei nostri antenati celti. È giunto il tempo in cui noi occidentali si possa guardare al nostro passato ancestrale con occhi nuovi, con gli occhi dell’accettazione per ciò che è stato e per ciò che è, di modo che il passato serva davvero il presente. Lo svilupparsi di un’integrazione sempre più profonda tra le antiche conoscenze dello sciamanismo e dei popoli tribali con il movimento sempre più ampio e variegato delle Costellazioni familiari e sistemiche è una realtà importante in questo senso, che ha molto da offrire per una visione più profonda e reale dell’essere umano e del suo posto nell’universo. |
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