“Rappresentare” la storia della famiglia per risolvere i conflitti interiori e vivere appieno il proprio destino: uno strumento di consapevolezza.
Si deve accettare la realtà per quello che
è, senza rammarico, senza desiderare che sia diversa. In questo
modo anche gli avvenimenti più terribili si trasformano in pace
e forza.
Dopo un breve colloquio con l’operatore, teso
a individuare eventi familiari di particolare importanza che possono
avere un ruolo nell’animo del soggetto (ad esempio un incidente,
una separazione, l’allontanamento di un parente…), questi
invita il cliente a “mettere in scena” alcuni membri della
propria famiglia d’origine o di quella attuale, scegliendone i
rappresentanti tra i presenti (ad esempio una persona per se stesso,
una per la madre, uno per il padre). La scelta viene guidata dall’intuizione
e dalla consapevolezza corporea, più che dal ragionamento o dalle
somiglianze coi familiari che si vuole rappresentare. Il soggetto poi
si siede e assiste allo sviluppo dei movimenti dell’anima tra
i rappresentanti: da quel momento in avanti, essi hanno infatti accesso
alle emozioni e persino ai sintomi fisici delle persone che rappresentano.
Obbedendo alle forze che percepiscono, e che si rivelano essere quelle dei “personaggi” interpretati, i rappresentanti si spostano assumendo via via nuove posizioni sulla scena (i movimenti dell’anima, appunto), e può accadere che abbiano anche qualcosa da dire, oppure si sentano di cadere a terra, di non appartenere a quella famiglia o “sistema”, e così via. Succede che i “rappresentanti” provino sentimenti e dicano parole che erano propri delle persone rappresentate, senza che ne sapessero nulla. Il costellatore “decifra” la situazione e le dinamiche nascoste che generano nella famiglia malattie, disarmonie e malessere (o le persone che invece hanno avuto o hanno un’influenza positiva sul “protagonista”): gli strumenti sono le posizioni assunte dai rappresentanti, le loro sensazioni corporee, le emozioni, la percezione del campo cosciente o morfico. L’operatore può cambiare la posizione dei “rappresentanti” nello spazio, per aiutare la riconciliazione. Li rimette al loro giusto posto: fa riavvicinare i genitori, i fratelli o i partner, o fa prendere le distanze fra chi si sente in difficoltà con qualcun altro, senza forzare ma con decisione e sensibilità, lasciandosi guidare da ciò che man mano emerge. Fa pronunciare delle frasi semplici e dirette che aiutano a ripristinare gli “ordini dell’amore”. Il costellatore può far intervenire anche altre persone, per esempio a rappresentare antenati, nonni, bisnonni, zii, così come pure concetti astratti, archetipi, forme mentali o dell’inconscio collettivo.
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Bert Hellinger è uno
psicoterapeuta tedesco che nella sua vita ha fatto moltissime
cose. Il suo primo influsso sono stati i genitori, e poi la partecipazione
nel periodo pre-bellico a un’organizzazione giovanile cattolica,
che lo fece classificare dalla Gestapo come “sospetto nemico
del popolo”. Catturato durante la guerra e detenuto in un
campo di prigionia degli alleati, divenne in seguito prete cattolico
e trascorse così 16 anni in Sudafrica come missionario
presso gli Zulu, dove diresse una scuola. L’esperienza presso gli Zulu si rivelò in seguito di enorme aiuto per lo sviluppo del suo metodo di lavoro, aiutandolo a prendere coscienza della relatività di molti valori culturali a secondo del contesto in cui ci si trova. |
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| Egli notò che molti rituali
e pratiche tradizionali zulu erano strutturalmente e funzionalmente
simili alla Messa, e ciò lo spinse a integrarli e a prendere
maggiore consapevolezza dell’interazione fra i gruppi e
le culture umane, sottolineandone gli elementi comuni. Si avvide,
per dirla con parole sue, che “il Sacro è ovunque”.
Dopo l’illuminante esperienza di partecipazione a un seminario sulle dinamiche di gruppo (in cui uno dei formatori gli chiese: “Cosa è più importante per te? I tuoi ideali o le persone?”), decise di abbandonare la vita ecclesiastica e tornò in Germania, dove iniziò gli studi psicoanalitici e si sposò. La sua sete di una conoscenza da mettere al servizio delle persone lo spinse a esplorare mondi sempre nuovi. Fu così che s’interessò e venne influenzato da approcci psicoterapeutici come la Primal therapy di Arthur Janov, la Gestalt, l’Analisi transazionale, la PNL, l’ipnosi di Milton Erickson, la terapia familiare con R. McClendon e L. Kadis, l’approccio dello psicoterapeuta Ivan Boszormenyi-Nagy e quanto aveva appreso dagli Zulu (in particolare la fondamentale necessità umana di essere in sintonia con la forze della Natura). Dopo anni di studi e ricerche, insieme alla prima moglie Herta, Hellinger prese a integrare quanto aveva appreso dai diversi approcci, evidenziando in particolare il ripetersi di determinate dinamiche in generazioni successive all’interno di una famiglia e il bisogno di equilibrio nel dare e nel ricevere. In realtà, Bert Hellinger non fece altro che integrare ciò che aveva appreso dai vari approcci di lavoro, unendo quindi il tutto nel metodo delle Costellazioni familiari o sistemiche. Oggi, passati gli 80 anni, Hellinger è conosciuto in tutto il mondo e tiene seminari in numerosi paesi. Il suo lavoro è in costante sviluppo, sia da parte sua che dei numerosi allievi e interpreti di questo vero e proprio flusso di cambiamento di cui egli si è fatto interprete iniziale. |
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