Somatic Experiencing® e Traumawork
sciamanico
Tutti noi viviamo nella vita situazioni traumatiche o, per meglio dire, le conseguenze che eventi traumatici come incidenti, abusi, fatti che accadono in famiglia, calamità naturali, violenze, operazioni chirurgiche e shock emozionali anche piccoli ma ripetuti nel tempo lasciano nel corpo, nella mente e nell’anima.
Comunemente siamo portati a riferirci al trauma come a un evento accaduto nel passato. Esso è invece soltanto l’accadimento che ha provocato le conseguenze fisiche, mentali e comportamentali in cui s’imbattono terapeuti d’ogni sorta nel cercare di dipanare le matasse dei loro clienti. Il trauma infatti non sta nell’evento, ma nel corpo.
Molti traumi, poi, non sono provocati da violenze, incidenti o altri episodi eclatanti, bensì da eventi che per gli altri sono apparentemente insignificanti o trascurabili come una situazione di costante stress vissuta in famiglia o sul lavoro, ma che su di noi hanno un effetto di congelamento, di blocco totale o parziale. La buona notizia è che esiste una via d’uscita.
Somatic Experiencing®
Cos’è in realtà un trauma?
Nella vita di noi tutti, sin da bambini, accadono eventi traumatici:
la perdita di un genitore, una separazione o un abbandono, un
incidente, una violenza subita o di cui siamo testimoni…
Fatti del genere provocano un’ondata di emozioni che investe
il corpo e s’impadronisce della mente, lasciandoci talvolta
impotenti e incapaci di reagire. In quei frangenti, mobilitiamo
tutte le energie a nostra disposizione per reagire alla minaccia
del momento, ma lo facciamo senza nemmeno rendercene conto, per
poi risvegliarci alla presenza nel corpo dopo ore, mesi, anni,
oppure mai: è quella che molti chiamano dissociazione.
Molte persone vegetano in una sorta di assenza, e in una certa
misura tutti noi viviamo con un grado più o meno marcato
di inconsapevolezza del corpo o di parti di esso. Tutti noi abbiamo
subito traumi, e per la maggior parte non ne siamo nemmeno coscienti.
Ci capita di restare coinvolti in un incidente d’auto, e
magari per anni non riusciamo più a mettere le mani sul
volante: qualcosa dentro di noi si è bloccato, siamo traumatizzati.
Non molti sanno che gli animali selvatici non rimangono traumatizzati. Un cervo che sia stato attaccato da un lupo nella foresta e sia sopravvissuto all’aggressione, il giorno dopo ritorna tranquillamente a brucare l’erba. Gli unici a restare traumatizzati siamo noi esseri umani e gli animali domestici che vivono con noi, e che quindi entrano a far parte del nostro campo cosciente: cani, gatti e cavalli.
Lo psicologo e medico americano Peter Levine, autore del libro “Traumi e shock emotivi” che da trent’anni studia l’argomento, ha definito il trauma come qualcosa di troppo improvviso, troppo forte, troppo. Quando, di fronte a una minaccia che l’organismo percepisce come mortale, il corpo non può più né lottare né fuggire, il cervello rettile (la parte cerebrale più antica) mette in atto una terza, estrema opzione di difesa: il congelamento. |
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Una volta scampato il pericolo, gli animali scaricano automaticamente l’energia congelata attraverso tremori, sudore e calore che escono dal corpo, ecc. Noi esseri umani, essendo identificati con la neocorteccia (la parte più evoluta del cervello), blocchiamo la scarica e quindi restiamo traumatizzati. In altre parole, l’energia mobilitata per la reazione alla minaccia resta congelata all’interno del corpo, e il blocco può restare per decine di anni, per tutta la vita. Ecco allora che una persona rimasta coinvolta in un incidente avrà gravi difficoltà a salire su un’automobile, o chi ha subito una violenza sessuale farà di tutto per non ritrovarsi da sola in un ambiente che le ricordi quello dell’aggressione, anche se non ricorda nemmeno d’essere stata violentata.
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Peter Levine ha sviluppato un metodo, denominato Somatic
Experiencing® che, intervenendo in sessione individuale
su pazienti singoli, consente di sbloccare l’energia
congelata facendo in modo che questa venga scaricata e torni
ad essere disponibile alla persona. Si tratta di un metodo
con solide basi fisiologiche che, operando tramite la consapevolezza
corporea e integrando varie tecniche a una conoscenza diretta
del sentire l’energia nel corpo, aiuta il cliente
a provocare e gestire la scarica dell’energia bloccata
lavorando sul sistema nervoso autonomo.
In tal modo si aumenta la resilienza del sistema nervoso
autonomo, che sarà così sempre più
in grado di gestire e tollerare le violente e improvvise
sollecitazioni causate da uno stato di minaccia o da una
situazione che la mente e il corpo vivono come tale. Si
può infatti restare traumatizzati anche da un intervento
chirurgico effettuato in anestesia totale, durante il quale
la mente era addormentata, ma che il corpo ha vissuto come
una invasione del proprio spazio vitale, che è anche
un’altra delle caratteristiche principali del trauma.
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Uno dei tratti salienti di questo approccio alla risoluzione dei traumi sta
nel fatto che si tratta di una tecnica non catartica, per cui al
cliente non viene richiesto di rivivere l’evento traumatico,
dato che in alcuni casi ciò potrebbe portare a una ritraumatizzazione.
Si sta semplicemente con ciò che emerge dal corpo, ci si
affida al suo sentire, certi che se il corpo ha una sensazione fisica
o dentro di me c’è un’emozione, vi è una
ragione ben precisa.
Traumawork sciamanico
Il lavoro che ho chiamato Traumawork sciamanico fa tesoro dell’esperienza di lavoro sul trauma a base corporea di Somatic Experiencing® integrandola con tecniche sciamaniche tra cui il recupero dell’Anima, i canti e il tamburo. Diviene così possibile, soprattutto attraverso l’interazione di gruppo e la partecipazione a cerimonie come la Capanna del Sudore, risolvere traumi anche transgenerazionali, che cioè si tramandano da una generazione all’altra.
Dal punto di vista sciamanico, la dissociazione equivale a perdita dell'Anima, cioè al fatto che una parte più o meno consistente dell'energia vitale è uscita letteralmente dal corpo. Secondo la visione sciamanica, inoltre, ogni piccola parte del corpo, ogni osso e ogni organo possiede un suo Spirito. Nel lavoro sui traumi capita spesso di constatare che è una parte del corpo ad essere dissociata, ad esempio un braccio fratturato anche molti anni fa. Ciò che si fa allora è ristabilire la presenza energetica nell’arto, reintegrandolo con il resto del corpo. Il cliente è così in grado di godere di un rinnovato senso di completezza, di unione, è la cosa più bella è che lo può verificare direttamente sentendolo col corpo!
Il lavoro di risoluzione dei traumi a base corporea unito alle tecniche sciamaniche è di grande aiuto nel rimuovere gli strati di oscurità e congelamento dovuti ad eventi traumatici che avvolgono la coscienza, liberandola pian piano e letteralmente risvegliandola alla vita. Nei percorsi formativi dell’Istituto Nemeton, il Traumawork sciamanico viene proposto soprattutto come lavoro preparatorio all'esperienza e all'operatività sciamanica. Grazie ad esso, e in base ai diversi livelli di consapevolezza, ciascuno è così in grado di riprendersi una parte della propria energia fino a quel momento congelata, migliorando così la percezione e quindi la sensibilità non solo corporea, ma anche sottile.
Dal punto di vista dell'Anima, accettare il corpo e restituire quindi al cervello rettile la legittimità delle sue funzioni equivale ad accettare l'incarnazione. Spesso l'Anima non crede infatti di poter manifestare se stessa attraverso il corpo, ed ha quindi gettato la spugna rinunciando a vivere pienamente nel mondo materiale. Quando finalmente accetta e riconosce il proprio destino, vede anche che aveva deciso in precedenza di incarnarsi in quel corpo, e accetta perciò di manifestare attraverso di esso il destino che forze più grandi hanno stabilito per lei. Siccome il destino va sempre nella direzione dell'evoluzione della coscienza, la conseguenza di tale accettazione è sempre pace, gioia e armonia indescrivibili.
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